LE NUOVE FAMIGLIE DURANTE LA PANDEMIA


Quest’anno ce lo ricorderemo per sempre. Io in particolare per il mio cinquantesimo compleanno, festeggiato in più luoghi con tutte le persone che amo, per il memorabile viaggio in California e alla fine per quello che tutti quanti lo ricorderemo.
La Pandemia da Covid-19.

Quanti di voi nel peggiore degli incubi poteva lontanamente immaginare quello che ci sarebbe successo? Io sicuramente no. E nonostante la tragedia nella quale siamo stati catapultati nel giro di pochi giorni, in questi mesi abbiamo riscoperto quanto siamo umani. Quanto bisogno abbiamo di famiglia e aggregazione, di socializzare e condividere.

All'inizio del lockdown ero veramente sola. Mia Mamma vive in Bulgaria, mio fratello in Germania, il mio compagno negli Stati Uniti. Gli amici di una vita a 250 km, quelli nuovi nel paese accanto, ma senza possibilità di sconfinare. Ed io nella mia piccola casa mi sono sentita prigioniera senza speranze. È stata dura.

 E poi un giorno il mio datore di lavoro è venuto con 25 kg di farina e mezzo kg di lievito e lasciando sull’ingresso tutto questo ben di Dio mi ha detto:

“Divertiti! So che ne farai buon uso. Magari fai qualcosina in più, così lo porto a tutti.”   
E così ho sfornato pane, focacce, panini, pizze, croissant, cruffin, pasta fresca vegetariana e non, e chi più ne ha più ne metta…...  E tutto questo per la prima volta nella mia vita. Perché cucino da bambina, ma non impastavo veramente da quando con la mia Nonna si preparava la sfoglia per le torte salate della domenica. Sono passati almeno 35 anni.La produzione era abbondante e delle volte mi trovavo con delle cose in eccesso.
E quanto mai potrò mangiare? Per giunta ero a dieta! Così dopo la rigorosa quarantena di tre settimane è iniziato “lo scambio di merci” con i vicini di casa che stanno proprio sopra di me. Loro sono una famiglia di quattro persone con la quale ho sempre avuto un rapporto di stima, rispetto e buon vicinato, ma niente di più. Il loro piccolo orto e proprio davanti all’ingresso di casa mia. Li vedevo lavorare e mi fermavo da lontano a scambiare quattro chiacchiere. 

Ed ecco che arriva Pasqua. E qui la solitudine si inizia a sentire forte. Ma quest’anno ho deciso di rispettare tutte le tradizioni, visto che ho un sacco di tempo... 
Comincio a preparare la schiaccia di Pasqua (tipico dolce Pasquale di questa zona), ne faccio sei e le mando ai miei datori di lavoro. Anche ai miei vicini. Poi è la volta delle colombe e le uova colorate della tradizione ortodossa. Mi sono precipitata due giorni prima della festa in un negozietto alimentare internazionale per i coloranti e si è compiuta la magia. Per i miei cinquant'anni per la prima volta ho  colorato le uova da sola. Emozione. Telefonate per i consigli con la Mamma.

Mio fratello partecipa anche con i suoi di consigli, devo dire utilissimi. Risultato egregio.
Gongolo e corro a regalarle insieme alla colomba. Non contenta il giorno prima di Pasqua faccio di nuovo le schiacce ed è immediatamente festa. L’odore di anice invade tutta la casa e questa volta il risultato è veramente eccezionale. Chiamo la signora Lucietta che mi ha gentilmente mandato la ricetta e la ringrazio commossa.

A Pasqua pranzo a casa da sola, ma con l’umore frizzante e un'allegria che non sentivo da giorni. I miei vicini mi invitano dopo pranzo nell'orto per il dolce. Ed ecco il momento nel quale diventiamo FAMIGLIA.

Viviamo praticamente nella stessa casa. Ci divide solo un muro. Che fino a questo giorno è stato sufficiente per mantenere le distanze nonostante la reciproca stima. Ma il giorno di Pasqua e avvenuto il piccolo miracolo che ci ha unito in un modo inimmaginabile. Abbiamo cominciato scambi di “produzione propria”, poi pranzi nell'orto di sabato e domenica e apericene.

La loro bambina di otto anni è stata una grande organizzatrice. Si è sempre emozionata davanti alla prospettiva di stare tutti insieme. Sentirmi chiamare con la sua vocina: 
“Vania, vieniiii, tra cinque minuti si mangia!” mi riempiva il cuore di gioia e amore.

Ecco come mangiare insieme è diventata la nostra piccola tradizione. Sabato scorso ero in ritardo per il pranzo, ero stata a sbrigare delle commissioni e ho pensato di lasciarli anche un po in pace da soli.

Ma appena arrivata davanti all’orto mi hanno chiamato subito. “Vieni, dove eri? Noi abbiamo mangiato, ma ti abbiamo lasciato tutto. Siediti qui, con noi, mangia.” Ho pensato, ma che bello! E ho detto: “Ragazzi, oggi lo affermo con certezza, Dio c'è e voi siete la dimostrazione.”

Ad oggi continuiamo con i pranzi e gli aperitivi di sabato e domenica, consapevoli che saranno gli ultimi insieme. Poi tutti saremo presi dal lavoro e dalla routine di tutti i giorni e non avremo più possibilità di continuare. Ma rimarrà per sempre il senso di appartenenza nella stessa famiglia, quella nata durante un evento tragico, una pandemia!


Per tutta la vita porterò nel cuore il ricordo del nostro amato, sentito “aperiorto”. Così  lo abbiamo chiamato. Preparare le pietanze da portare è stato emozionante. Volevo sentire cosa pensano del mio cibo, ma nello stesso tempo non vedevo l’ora di assaggiare anche le loro prelibatezze e imparare ricette nuove. E la bambina che diceva : “io dopo scuola voglio andare a fare pranzetti dalla Vania, posso mamma?”

Spero che ognuno di voi ha avuto dei momenti di condivisione e gentilezza, che in questo momento scaldano il cuore e portano speranza e felicità.

Grazie di cuore Aurora, Fabiana, Gianluca e la piccola Eleonora!


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